Workshop Tumori eredo-familiari della donna: gestione clinica

18 Marzo 2016 | Centro Incontri Regione Piemonte |Torino


RAZIONALE SCIENTIFICO

All’interno di una popolazione la maggior parte delle neoplasie si manifesta in modo sporadico, tuttavia il 5-10% dei tumori si sviluppa a causa di una mutazione genica che può essere trasmessa in modo ereditario. Le persone che ereditano questi geni hanno una forte predisposizione a sviluppare uno specifico tumore o gruppo di tumori.

Con la diffusione delle conoscenze sui tumori ereditari i medici devono rispondere alle domande di un numero sempre maggiore di pazienti e di persone sane che temono di appartenere a famiglie a rischio, devono saper selezionare quelli da inviare a consulenza genetica e devono conoscere le modalità di sorveglianza e di prevenzione da proporre ai soggetti ad alto rischio eredo-familiare.

Il campo dei tumori eredo-familiari apre molti scenari fin’ora inediti nel campo della diagnosi precoce, del trattamento chirurgico, radiante e medico (la recente disponibilità di farmaci elettivamente indicati in pazienti con mutazione ne è un chiaro esempio) ed infine nel campo della prevenzione farmacologica e chirurgica.

Il campo della prevenzione, in particolare, solleva problemi etici, medico legali ed assicurativi del tutto nuovi, derivanti dalla necessità di confrontarsi con persone sane, ma ad alto rischio, a cui proporre trattamenti medici di lunga durata o addirittura l’asportazione preventiva di un organo, in assenza di un quadro normativo che definisca le modalità dell’offerta, la rimborsabilità delle prestazioni, il comportamento delle Compagnie di assicurazione di fronte ai soggetti sani con mutazione.

Questo workshop permetterà di fare il punto sulle attuali conoscenze sui tumori eredo-familiari della donna e sulla gestione clinica delle donne sane appartenenti ad un gruppo a rischio oppure portatrici del difetto genico e affette da tumore. Verrà anche aperta una finestra sui principali aspetti medico legali, di sanità pubblica ed assicurativi.

Nessuno dovrebbe essere lasciato solo di fronte al rischio di cancro eredo-familiare.

Parlare del rischio di cancro può generare nella paziente ansia o desiderio di rimozione, ma informarla sulle risorse a disposizione e utilizzarle correttamente può salvarle la vita.